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Il taccuino del Priore 1674 a cura della Società Storica Poliziana

… Il Taccuino del Priore (datato 1674) rappresenta una fonte di grande interesse perché contiene una lunga serie di appunti. Preziose, sono soprattutto le informazioni sulla cura della vigna, la qualità dei vitigni e la produzione del vino che interessano in maniera specifica appunto la realtà produttiva poliziana.

La parte certamente più interessante è quella finale, appositamente dedicata alla vinificazione, che inizia col paragrafo intitolato “Avvisi circa la cantina”, ma già nella disamina delle consuetudini dei vari mesi dell’anno si trovano riferimenti specifici sulla potatura e la tramutazione dei vini bianchi (gennaio), gli innesti, la piantumazione dei maglioli, la concimazione, la potatura, con dettagli “tecnici” quali: “Le viti deboli si potano a luna scema, e le gagliarde a luna crescente” (febbraio, ma la piantatura dei maglioli anche a novembre), la legatura e la vangatura (marzo/aprile), la successiva manutenzione con “nettatura delle messe superflue, rincalzatura, rattaccatura, spuntatura (maggio/giugno), l’acconciatura dei tini per la prossima vendemmia (agosto) e la vendemmia vera e propria che inizia con il moscatello, “Otto giorni prima di S. Michele … e poi doppo S. Michele l’altr’uva”(settembre).

La parte iniziale degli Avvisi riguarda la vendemmia, con indicazione del “cronoprogramma”, diremmo oggi, dei tempi e luoghi da cui iniziare a raccogliere che, stante il fatto che le numerose proprietà dei Domenicani di Montepulciano erano poste più o meno su tutte le porzioni più vocate dell’intero territorio di produzione, appaiono certamente significative: “Primo Gracciano, e Cerbognano per fare le mescolanze dell’uve – 2° Via Croce, e S. Martino – 3° S. Buono, et Ascianello – 4° Le Gaggiuole – 5° La vigna del nostr’horto, e S. Pietro – S. Selvagio”. Si passa poi ad aspetti pratici quali la cappatura e, soprattutto, a quale dovesse essere l’utilizzo delle stesse uve una volta giunte in cantina: “L’uva nera delle Gaggiuole dovrebbe fare un tino da se sola, se ne manca, si finisca d’empire con quella di S. Pietro, o almeno della migliore d’altro luogo, e si fa vino per vendere …”. Una seconda sezione riguarda l’operatione, cioè la trasformazione dell’uva in vino, con descrizione puntuali delle varie fasi con dovizia di particolari….

(Per il brano completo è possibile rivolgersi al Consorzio)

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